Lezione 5 · Canale 1 · venerdì 2 ottobre 2026

Autovalori ripetuti e coppie complesse

Sistemi Dinamici

Autovalori reali ripetuti

Lo studio di un sistema passa dai suoi modi naturali, e i modi si leggono in eAte^{At}. Con autovalori reali e distinti l'esponenziale si calcola diagonalizzando, A=UΛU−1A=U\Lambda U^{-1}: ogni autovalore dà un autovettore, e gli nn autovettori formano UU. Qui si tolgono due ipotesi, una alla volta: autovalori ripetuti, poi autovalori complessi.

Se gli autovalori sono reali ma non tutti distinti, il polinomio caratteristico ha KK radici distinte, ciascuna con la sua molteplicità algebrica rir_i:

pA(λ)=(λ−λ1)r1(λ−λ2)r2⋯(λ−λK)rKr1+⋯+rK=n\begin{gathered} p_A(\lambda)=(\lambda-\lambda_1)^{r_1}(\lambda-\lambda_2)^{r_2}\cdots(\lambda-\lambda_K)^{r_K}\\ r_1+\dots+r_K=n \end{gathered}

Le radici sono comunque nn, alcune uguali fra loro. Per λ1\lambda_1 si risolve una sola volta (A−λ1I)u=0(A-\lambda_1 I)u=0 e si contano le soluzioni indipendenti. Ne servono r1r_1, cioè u11,…,u1r1u_{11},\dots,u_{1r_1}:

dim⁡ker⁡(A−λ1I)=r1\dim\ker(A-\lambda_1 I)=r_1
  • Se ci sono, UU si completa come nel caso distinto: ha per colonne tutti gli autovettori e Λ\Lambda ripete λ1\lambda_1 per r1r_1 volte sulla diagonale. Si può usare A=UΛU−1A=U\Lambda U^{-1}.
  • Se mancano, UU non si completa e AA non è diagonalizzabile. Questo caso si tratta a parte, con la forma di Jordan.

Esempio: un autovalore doppio

Sia n=3n=3, con λ1=1\lambda_1=1 di molteplicità algebrica 22 e λ2=2\lambda_2=2. Ci sono due autovettori indipendenti u11,u12u_{11},u_{12} per λ1\lambda_1 e un autovettore u2u_2 per λ2\lambda_2. I vv sono le righe di U−1U^{-1}, nello stesso ordine:

xc(t)=eλ1tu11v11x0+eλ1tu12v12x0+eλ2tu2v2x0x_c(t)=e^{\lambda_1 t}u_{11}v_{11}x_0+e^{\lambda_1 t}u_{12}v_{12}x_0+e^{\lambda_2 t}u_2v_2x_0

I primi due termini hanno la stessa legge eλ1te^{\lambda_1 t}, quindi si raccolgono:

xc(t)=eλ1t [u11v11+u12v12]x0+eλ2tu2v2x0x_c(t)=e^{\lambda_1 t}\,\bigl[u_{11}v_{11}+u_{12}v_{12}\bigr]x_0+e^{\lambda_2 t}u_2v_2x_0

Ogni prodotto colonna per riga è una matrice n×nn\times n di rango 11. La somma fra parentesi è invece

u11v11+u12v12=(u11 u12)(v11v12)u_{11}v_{11}+u_{12}v_{12}=(u_{11}\ u_{12})\begin{pmatrix}v_{11}\\v_{12}\end{pmatrix}

cioè una matrice n×2n\times 2 per una 2×n2\times n: ha rango 22. Il rango del coefficiente di un esponenziale dà la molteplicità geometrica di quell'autovalore. Se in eAte^{At} di una matrice 3×33\times3 compaiono solo ete^{t} e e2te^{2t}, un autovalore è ripetuto, e lo si riconosce dal rango del suo coefficiente.

Geometria. Con c11=v11x0c_{11}=v_{11}x_0 e c12=v12x0c_{12}=v_{12}x_0, uno stato iniziale nel piano di u11u_{11} e u12u_{12} è x0=c11u11+c12u12x_0=c_{11}u_{11}+c_{12}u_{12}, e v2x0=0v_2x_0=0. Allora xc(t)=eλ1tx0x_c(t)=e^{\lambda_1 t}x_0: lo stato resta sulla retta che parte da x0x_0. Il piano è invariante, e ogni suo vettore si comporta da autovettore. La scelta di u11u_{11} e u12u_{12} è arbitraria: è invariante il piano, non la base.

Osservabilità con un autovalore ripetuto

Nell'uscita libera CC entra nei coefficienti:

yL(t)=CeAtx0=(eλ1tCu11v11+eλ1tCu12v12+eλ2tCu2v2)x0\begin{aligned} y_L(t)=Ce^{At}x_0={}&\bigl(e^{\lambda_1 t}Cu_{11}v_{11}+e^{\lambda_1 t}Cu_{12}v_{12}\\ &+e^{\lambda_2 t}Cu_2v_2\bigr)x_0 \end{aligned}

Un modo naturale è osservabile se la sua legge temporale compare nell'uscita. Supponiamo Cu11=0Cu_{11}=0 e Cu12≠0Cu_{12}\neq0. Guardando solo u11u_{11} il modo sembrerebbe inosservabile, ma eλ1te^{\lambda_1 t} compare comunque, attraverso u12u_{12}. Nell'uscita la parte geometrica sparisce: si vede la legge eλ1te^{\lambda_1 t}, non da quale autovettore viene. Inoltre u11u_{11} è una scelta arbitraria: con un'altra base dello stesso piano lo zero starebbe altrove. Perciò il modo è inosservabile solo se CC annulla tutto l'autospazio, cioè Cu11=Cu12=0Cu_{11}=Cu_{12}=0. Così la conclusione non dipende dalla base.

Per l'eccitabilità vale lo stesso con BB: il modo non è eccitabile quando v11B=v12B=0v_{11}B=v_{12}B=0.

Autovalori complessi coniugati

Se AA è reale, il polinomio caratteristico ha coefficienti reali, e gli autovalori complessi vengono in coppia: con λ=α+iω\lambda=\alpha+\mathrm i\omega c'è anche λ∗=α−iω\lambda^*=\alpha-\mathrm i\omega. Sono distinti fra loro: se lo sono anche gli altri autovalori, si hanno ancora nn autovettori indipendenti. Coniugando (A−λI)u=0(A-\lambda I)u=0 si ottiene (A−λ∗I)u∗=0(A-\lambda^* I)u^*=0, perché AA è reale: l'autovettore di λ∗\lambda^* è u∗u^*, senza altri calcoli.

U=(u  u∗  u3 ⋯ un),Λ=diag⁡(λ,λ∗,λ3,…,λn)U=(u\ \ u^*\ \ u_3\ \cdots\ u_n),\qquad \Lambda=\operatorname{diag}(\lambda,\lambda^*,\lambda_3,\dots,\lambda_n)

Il problema è che lo stato è reale, mentre qui compaiono i\mathrm i ovunque. Non si vede che andamento abbia eλte^{\lambda t} con λ\lambda complesso, e un autovettore come u=(1,2,1)⊤+i (0,1,1)⊤u=(1,2,1)^\top+\mathrm i\,(0,1,1)^\top non si disegna in R3\mathbb R^3. Le sue due parti, invece, sono vettori reali: (1,2,1)⊤(1,2,1)^\top e (0,1,1)⊤(0,1,1)^\top. L'espressione finale è reale, quindi gli i\mathrm i si semplificano da soli: conviene toglierli prima.

Si può farlo perché ogni autovettore genera un sottospazio invariante, e ciò che accade in uno non è visto dagli altri. Si lavora solo nel sottospazio della coppia, e per scrivere meno si prende n=2n=2, con Λ=diag⁡(λ,λ∗)\Lambda=\operatorname{diag}(\lambda,\lambda^*).

Una base reale

Si scrive u=ua+i ubu=u_a+\mathrm i\,u_b, con uau_a e ubu_b reali (nell'esempio sopra, (1,2,1)⊤(1,2,1)^\top e (0,1,1)⊤(0,1,1)^\top), e si separa (A−αI−iωI)(ua+i ub)=0(A-\alpha I-\mathrm i\omega I)(u_a+\mathrm i\,u_b)=0 in parte reale e parte immaginaria, entrambe nulle:

(A−αI)ua+ωub=0,(A−αI)ub−ωua=0(A-\alpha I)u_a+\omega u_b=0,\qquad (A-\alpha I)u_b-\omega u_a=0

È un sistema reale in uau_a e ubu_b. Si legge anche così: Aua=αua−ωubAu_a=\alpha u_a-\omega u_b e Aub=ωua+αubAu_b=\omega u_a+\alpha u_b. Nella base (ua ub)(u_a\ u_b) le coordinate di AuaAu_a e AubAu_b sono (α,−ω)⊤(\alpha,-\omega)^\top e (ω,α)⊤(\omega,\alpha)^\top: le colonne del blocco JJ di AA in quel piano.

Lo stesso blocco esce dal cambio di base. Poiché u=ua+i ubu=u_a+\mathrm i\,u_b e u∗=ua−i ubu^*=u_a-\mathrm i\,u_b (la matrice a destra è invertibile, quindi uau_a e ubu_b sono indipendenti come uu e u∗u^*),

(u  u∗)=(ua  ub)(11i−i)(u\ \ u^*)=(u_a\ \ u_b)\begin{pmatrix}1&1\\\mathrm i&-\mathrm i\end{pmatrix}

quindi

A=(ua  ub) J (ua  ub)−1J=(11i−i)(λ00λ∗)(11i−i)−1\begin{aligned} A&=(u_a\ \ u_b)\,J\,(u_a\ \ u_b)^{-1}\\ J&=\begin{pmatrix}1&1\\\mathrm i&-\mathrm i\end{pmatrix}\begin{pmatrix}\lambda&0\\0&\lambda^*\end{pmatrix}\begin{pmatrix}1&1\\\mathrm i&-\mathrm i\end{pmatrix}^{-1} \end{aligned}

Svolgendo i prodotti, con

(11i−i)−1=(1212i12−12i)\begin{pmatrix}1&1\\\mathrm i&-\mathrm i\end{pmatrix}^{-1}=\begin{pmatrix}\tfrac12&\tfrac1{2\mathrm i}\\[4pt]\tfrac12&-\tfrac1{2\mathrm i}\end{pmatrix}

si ottiene

J=(αω−ωα)J=\begin{pmatrix}\alpha&\omega\\-\omega&\alpha\end{pmatrix}

L'esponenziale del blocco

Lo stesso cambio di base vale per l'esponenziale. Con eλt=eαteiωte^{\lambda t}=e^{\alpha t}e^{\mathrm i\omega t} e eλ∗t=eαte−iωte^{\lambda^* t}=e^{\alpha t}e^{-\mathrm i\omega t}:

eJt=eαt(11i−i)(eiωt00e−iωt)(1212i12−12i)e^{Jt}=e^{\alpha t}\begin{pmatrix}1&1\\\mathrm i&-\mathrm i\end{pmatrix}\begin{pmatrix}e^{\mathrm i\omega t}&0\\0&e^{-\mathrm i\omega t}\end{pmatrix}\begin{pmatrix}\tfrac12&\tfrac1{2\mathrm i}\\[4pt]\tfrac12&-\tfrac1{2\mathrm i}\end{pmatrix}

Gli elementi sono somme e differenze di e±iωte^{\pm\mathrm i\omega t} divise per 22 o per 2i2\mathrm i: sono coseni e seni, perché

cos⁡ωt=eiωt+e−iωt2,sin⁡ωt=eiωt−e−iωt2i\cos\omega t=\frac{e^{\mathrm i\omega t}+e^{-\mathrm i\omega t}}{2},\qquad \sin\omega t=\frac{e^{\mathrm i\omega t}-e^{-\mathrm i\omega t}}{2\mathrm i}

Quindi

eJt=eαt(cos⁡ωtsin⁡ωt−sin⁡ωtcos⁡ωt)eAt=(ua  ub) eJt (ua  ub)−1\begin{gathered} e^{Jt}=e^{\alpha t}\begin{pmatrix}\cos\omega t&\sin\omega t\\-\sin\omega t&\cos\omega t\end{pmatrix}\\ e^{At}=(u_a\ \ u_b)\,e^{Jt}\,(u_a\ \ u_b)^{-1} \end{gathered}

Tutto è tornato reale. eαte^{\alpha t} decide se l'evoluzione cresce o decade, seno e coseno la fanno oscillare con pulsazione ω\omega.

Un blocco reale: spirale e oscillazione

−2−1,5−1−0,500,511,52−2−1,8−1,6−1,4−1,2−1−0,8−0,6−0,4−0,200,20,40,60,811,21,41,61,82componente su componente su
00,511,522,533,544,555,56−2−1,5−1−0,500,511,52
Con la spirale si chiude sull'origine, con è un cerchio, con si apre; dice quanto in fretta gira.

Cosa si perde

uau_a e ubu_b non sono autovettori: sono combinazioni di due autovettori, invarianti solo insieme. Anche JJ non è diagonale. Nel piano generato da uau_a e ubu_b nessuna retta reale è invariante: lo è il piano nel suo insieme. Riassumendo, un autovalore reale dà un sottospazio invariante di dimensione 11, una coppia complessa coniugata un sottospazio invariante di dimensione 22. Con gli altri autovalori la matrice resta a blocchi:

A=(ua  ub  u3⋯un)diag⁡(J,λ3,…,λn)⋅(ua  ub  u3⋯un)−1\begin{aligned} A={}&(u_a\ \ u_b\ \ u_3\cdots u_n)\operatorname{diag}(J,\lambda_3,\dots,\lambda_n)\\ &\cdot(u_a\ \ u_b\ \ u_3\cdots u_n)^{-1} \end{aligned}

Formulario

Diagonalizzabile se

dim⁡ker⁡(A−λiI)=ri\dim\ker(A-\lambda_iI)=r_i

Coefficiente di eλ1te^{\lambda_1 t}

u11v11+u12v12=(u11 u12)(v11v12)\begin{aligned} &u_{11}v_{11}+u_{12}v_{12}\\ &=(u_{11}\ u_{12})\begin{pmatrix}v_{11}\\v_{12}\end{pmatrix} \end{aligned}

Modo inosservabile

Cu11=Cu12=0Cu_{11}=Cu_{12}=0

Autovalore e autovettore complessi

λ=α+iω,u=ua+i ub\lambda=\alpha+\mathrm i\omega,\quad u=u_a+\mathrm i\,u_b

Parte reale e immaginaria

(A−αI)ua+ωub=0(A−αI)ub−ωua=0\begin{aligned} (A-\alpha I)u_a+\omega u_b&=0\\ (A-\alpha I)u_b-\omega u_a&=0 \end{aligned}

Blocco reale

J=(αω−ωα)J=\begin{pmatrix}\alpha&\omega\\-\omega&\alpha\end{pmatrix}

Esponenziale del blocco

eJt=eαt(cos⁡ωtsin⁡ωt−sin⁡ωtcos⁡ωt)\begin{aligned} e^{Jt}&=e^{\alpha t}\\ &\quad\begin{pmatrix}\cos\omega t&\sin\omega t\\-\sin\omega t&\cos\omega t\end{pmatrix} \end{aligned}

Esponenziale di AA

eAt=(ua ub)eJt(ua ub)−1\begin{aligned} e^{At}&=(u_a\ u_b)\\ &\quad e^{Jt}(u_a\ u_b)^{-1} \end{aligned}