Il limite limx→x0f(x)=l di una funzione f:D⊆R→R ha nove casi: x0 finito, +∞ o −∞, e l finito, +∞ o −∞. La frase è sempre la stessa: comunque si fissi un intorno del valore limite, c'è un intorno del punto che f manda dentro il primo. Cambia solo la forma degli intorni. Il punto stesso è escluso (x=x0): il limite non dipende dal valore di f in x0, che può anche non essere definito.
Punto finito, limite finito. Con B(x0,ε)={x∈R:∣x−x0∣<ε}:
Punto di accumulazione. Per studiare il limite in x0, ogni intorno di x0 deve contenere punti di D diversi da x0: solo così ci si avvicina a x0 con punti del dominio, e la condizione non è vuota.
Punto infinito.x→+∞ ha senso se +∞ è punto di accumulazione di D: si devono poter prendere punti di D arbitrariamente lontani. Con limite finito:
∀ε>0∃Mε:x∈D,x>Mε⇒∣f(x)−l∣<ε
Gli intorni sferici
Per unificare si aggiungono gli infiniti alle semirette:
B(+∞,ε)B(−∞,ε)={x∈R:x>ε}∪{+∞}={x∈R:x<ε}∪{−∞}
Sia R∗=R∪{+∞}∪{−∞}. Per xˉ∈R∗, N(xˉ) è un insieme aperto che contiene un intorno sferico di xˉ. Con x0,l∈R∗ e x0 punto di accumulazione di D, tutti i casi sono:
Per f:D⊆Rn→R e x0∈Rn di accumulazione per D, il limite è l, +∞ o −∞. Nel caso finito:
∀ε>0∃δε>0:x∈D,0<∥x−x0∥<δε⇒∣f(x)−l∣<ε
Per ∥x∥→∞ si chiede un raggio aε: x∈D, ∥x∥>aε⇒∣f(x)−l∣<ε. Per le funzioni scalari di n variabili valgono le proprietà dei limiti di una variabile, come la linearità e la permanenza del segno.
Funzioni a valori vettoriali
Sia f:D⊆Rn→Rm con m>1 e x0∈Rn di accumulazione per D. Il limite può essere un vettore l∈Rm oppure ∞: in Rm non c'è un ordine, quindi non si distingue +∞ da −∞.
Anche qui vale la definizione unica, con x0∈R∗n e l∈R∗m: cambiano solo gli intorni, e in Rm con m>1 c'è un solo infinito. Il limite, se esiste, è unico.
Successioni
Una successione di punti di Rn è una funzione f:N→Rn, o definita sui naturali k>kˉ. Si scrive {xk} con xk=f(k). Per esempio, una successione di punti di R3:
xk=k+11k2−1k∈R3
Le successioni sono ciò che genera un algoritmo iterativo: da x0 ricava x1, poi x2, e così via, con punti che approssimano la soluzione. Per un algoritmo si studia se la successione converge e se il limite ha le proprietà richieste. Il metodo del simplesso genera una successione di punti; l'addestramento di una rete neurale, una successione di configurazioni dei pesi.
Sottosuccessioni
Si sceglie una successione infinita di indici interi crescenti K={k1,k2,…,ki,…} e si pone y1=xk1, y2=xk2, e così via. La successione {yk} è una sottosuccessione: elimina infiniti termini e ne conserva infiniti. Con K={0,2,4,6,8,…} si ottiene {xk}K={x0,x2,x4,…}.
Limite di una successione
L'unico punto di accumulazione di N è +∞, quindi si studia solo k→∞. Il limite, se esiste, è xˉ∈Rn oppure ∞, come per le funzioni a valori vettoriali.
La condizione k≥kε è un intorno infinito rispetto ai naturali. Se il limite esiste ed è xˉ∈Rn, la successione è convergente; se è ∞, è divergente (la norma cresce senza limite, in nessuna direzione particolare); se non è né l'una né l'altra, è irregolare.
Una successione convergente
kxk
xˉ=1
xk
k≥kε
∣xk−xˉ∣<ε
Da kε in poi tutti i termini stanno nel riquadro attorno a xˉ=1; più ε è piccolo, più kε è grande.
Esempio di successione irregolare. Si pone xk=1/k per k pari e xk=k per k dispari, con k≥1. La sottosuccessione degli indici pari tende a 0, quella degli indici dispari a +∞. Le due sottosuccessioni vanno a valori diversi: la successione non è né convergente né divergente.
Una successione irregolare e le sue sottosuccessioni
kxk
indici pari
indici dispari
Le sottosuccessioni di indici pari e dispari hanno limiti diversi (0 e +∞): la successione intera non converge e non diverge.