Una funzione di più variabili si studia meglio lungo un percorso: restringendola a un insieme descritto da un parametro si ottiene una funzione di una sola variabile. Dati un punto P0 e una direzione d=0, i punti P0+td con t≥0 formano la semiretta con origine P0 e direzione d; con t∈R si ha tutta la retta. La restrizione di f all'insieme A di questi punti dipende solo da t:
f∣A(t)=φ(t)=f(P0+td)
Per scriverla basta sostituire in f le coordinate di P0+td. Esempio: la restrizione della funzione
Se f è una forma quadratica, la restrizione è un polinomio di grado al più due in t. Per f(x1,x2)=x12+x22, il paraboloide con vertice nell'origine, con P0=(1,1) e d=(−2,−2) si ha P0+td=(1−2t,1−2t) e
φ(t)=2(1−2t)2=2−8t+8t2
Derivata direzionale
La restrizione porta da n variabili a una sola, quindi si può fare il rapporto incrementale di φ in t=0. Si guarda la semiretta, quindi t→0+.
f:Rn→Rammette derivata direzionale in x∈Rn lungo d∈Rn quando esiste finito il limite del rapporto incrementale
Df(x,d)=t→0+limtf(x+td)−f(x)
Un limite uguale a ±∞ non dà una derivata direzionale.
Nell'esempio, con x=P0=(1,1), si ha φ(0)=f(x)=2 e
tφ(t)−φ(0)=−8+8tDf(x,d)=t→0+lim(−8+8t)=−8
Restrizione di x12+x22 lungo d
Il piano di f
P0P0+hdx1x2
curve di livello di f
semiretta P0+td, t≥0
La restrizione φ(t)
φ(0)φ(h)t
φ(t)
secante per t=0 e t=h
tangente in t=0
Il rapporto incrementale di φ è la pendenza della secante. Al ridursi di h la secante tende alla tangente in t=0, la cui pendenza è Df(P0,d).
Derivate parziali e gradiente
Se si fa variare una sola coordinata, si restringe f a una retta parallela a un asse. Per
f(x1,x2,x3)=x12+3x1x3+x2x32
si fissa x e si incrementa solo la terza coordinata di h, con A={y:y1=x1,y2=x2,y3=x3+h}. Qui x1,x2,x3 sono numeri fissati e solo h varia:
Il risultato è una funzione di x, perché la restrizione contiene ancora x1,x2,x3. Nel punto (1,0,1) vale ψ(1,0,1)=3.
In generale la derivata parziale di f rispetto a xi, se esiste finita, è
∂xi∂f(x)=h→0limhf(x+hei)−f(x)
Qui ei è l'i-esimo vettore della base canonica: x+hei incrementa di h la sola coordinata i, le altre restano ferme. Anche questo è un limite di una variabile, e h→0 da entrambe le parti.
f è derivabile in x quando esistono finite tutte le derivate parziali. Se ne manca una, f non è derivabile in x. Il vettore colonna delle derivate parziali è il gradiente:
∇f(x)=∂x1∂f(x)⋮∂xn∂f(x)
Legame con le derivate direzionali. Il limite per h→0 esiste finito se e solo se esistono finiti, e uguali, i limiti da destra e da sinistra. Quello da destra è Df(x,ei). Per quello da sinistra si pone t=−h:
cioè le derivate direzionali lungo ei e −ei esistono e sono opposte. Viceversa, se esistono e sono opposte, esiste la derivata parziale. I due concetti sono legati ma non coincidono.
Funzioni a valori vettoriali: la matrice Jacobiana
Sia g:Rn→Rm con componenti g1,…,gm, tutte derivabili. Ci sono m⋅n derivate parziali ∂gi(x)/∂xj, raccolte nella matrice Jacobiana, con una riga per componente e una colonna per variabile:
J(x)=∇g1(x)⊤⋮∇gm(x)⊤∈Rm×n
I gradienti sono colonne, quindi nelle righe compaiono trasposti. La matrice ∇g(x), con i gradienti ∇gi(x) per colonne, è n×m, e si ha J(x)=∇g(x)⊤.
Esempio: gradiente di ex2+y2
Per derivare rispetto a x si tiene y costante e si deriva l'esponenziale composto: derivata dell'esponenziale per derivata dell'esponente. Per y è simmetrico.
f(x,y)=ex2+y2∇f(x,y)=(2xex2+y22yex2+y2)
Nel punto (−2,1) l'esponente vale 5:
∇f(−2,1)=(−4e52e5)
Il prodotto scalare con (1,1) è la somma delle componenti:
⟨∇f(−2,1),(1,1)⟩=−4e5+2e5=−2e5
In una variabile: derivabilità e retta tangente
Per f:R→R, f è derivabile in x0 se esiste finito il limite
x→x0limx−x0f(x)−f(x0)=ℓ
e il suo valore è la derivata f′(x0). f è differenziabile in x0 se esiste una costante a tale che, per x→x0,
f(x)=f(x0)+a(x−x0)+o(x−x0)
dove o(x−x0) è un infinitesimo di ordine superiore a x−x0:
x→x0limx−x0o(x−x0)=0
Vicino a x0, f è la funzione affine f(x0)+a(x−x0) più un errore che tende a zero più in fretta di x−x0. In una variabile le due nozioni sono equivalenti e a=f′(x0). Il grafico della funzione affine è la retta tangente al grafico di f in (x0,f(x0)):
y=f(x0)+f′(x0)(x−x0)
Il vettore (−f′(x0),1) è normale alla tangente, perché è ortogonale alla direzione (1,f′(x0)). Una funzione derivabile in x0 è continua in x0: il grafico non ha salti, e non ha spigoli, perché in uno spigolo la tangente non esisterebbe.
Con più variabili le derivate non bastano
In una variabile derivabile implica continua. Con più variabili non è così: due funzioni costanti a tratti sono derivabili nell'origine, cioè hanno le derivate parziali, senza essere continue. La seconda ha anche tutte le derivate direzionali.
Prima funzione, uguale a 1 fuori dagli assi e a 0 sugli assi:
f(x,y)={10se xy=0se xy=0
Non è continua in (0,0): lì vale 0, ma in ogni intorno ci sono punti fuori dagli assi in cui vale 1. Ha però le derivate parziali, perché sull'asse x la funzione è nulla e il numeratore vale 0, senza forma indeterminata:
∂x∂f(0,0)=h→0limhf(h,0)−f(0,0)=h→0limh0=0
Lo stesso vale per y. Quindi f è derivabile in (0,0) ma non continua. Le derivate direzionali lungo ±ei esistono e sono 0. Con d=(d1,d2) e d1d2=0, invece, il punto td con t>0 sta fuori dagli assi e f(td)=1:
tf(td)−f(0,0)=t1→+∞
Il limite non è finito: lungo queste direzioni non c'è derivata direzionale.
Una funzione che vale 1 fuori dagli assi
Il piano di f; sugli assi f=0
xy
f=1: xy=0, assi esclusi
semiretta td
Rapporto incrementale in (0,0) lungo d
t
(f(td)−f(0,0))/t
Lungo gli assi f è nulla e il rapporto incrementale vale 0. In ogni altra direzione la semiretta sta dove f=1: il rapporto vale 1/t e diverge. Scegli d.
Seconda funzione. Sia S la regione strettamente compresa fra le parabole y=x2 e y=2x2:
S={(x,y):x2<y<2x2}f(x,y)={10(x,y)∈S(x,y)∈/S
Le parabole e gli assi non appartengono a S, e f(0,0)=0. Non è continua in (0,0): i punti (x,1,5x2) con x=0 stanno in S e tendono all'origine, ma f vale 1 in essi e 0 nell'origine. Le derivate parziali sono 0, perché sugli assi f è nulla.
Per le derivate direzionali sia d=(d1,d2)=0. Dividendo per t>0, il punto td sta in S se e solo se d12t<d2<2d12t. Serve d1=0, d2>0 e
2d12d2<t<d12d2
Questo intervallo sta a distanza positiva da 0, quindi per t abbastanza piccolo f(td)=0. Il rapporto incrementale è nullo e Df((0,0),d)=0 per ogni d.
Una funzione che vale 1 fra due parabole
Il piano di f
xy
f=1: x2<y<2x2, bordo escluso
semiretta td
Rapporto incrementale in (0,0) lungo d
t
(f(td)−f(0,0))/t
Ogni semiretta per l'origine incontra la regione dove f=1 solo a distanza positiva dall'origine: vicino a t=0 il rapporto incrementale è nullo. Cambia l'angolo di d.
La funzione ha in (0,0) le derivate parziali e le derivate direzionali in ogni direzione, ma non è continua. I rapporti incrementali guardano solo le rette per il punto, e f può comportarsi in modo diverso lungo altre curve, qui le parabole. Con più variabili l'esistenza di derivate parziali e direzionali non basta a garantire la continuità: serve una nozione più forte.